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Gassificatore dei fanghi: bocciato il progetto norvegese. Comunicato stampa di NO ALLA CENTRALE

COMUNICATO STAMPA

Vogliamo  esprimere  il  nostro  apprezzamento  nei  confronti  dell’Amministrazione  di Arzignano per aver deciso di bocciare il progetto che vedeva l’acquisto dell’impianto norvegese sul quale fin da subito abbiamo nutrito forti dubbi. Scelta che giunge giusto alla fine della nostra campagna di informazione che ci ha visto impegnati in cinque comuni aderenti all’Ato Valchiampo.
Questa  prima  fase  informativa  sulla  problematica  del  rifiuto  dell’industria  conciaria, terminata con le 5 assemblee nella valle, è risultata essere molto positiva.
Discutere, approfondire e, alla fine, decidere quale soluzione adottare per il problema del trattamento  dei  fanghi  di  risulta dei processi depurativi  del  distretto  conciario  della Valle del Chiampo non è certo facile, soprattutto perché non esistono esempi di soluzioni affidabili già adottati in altri contesti e a cui riferirsi. Ma soprattutto per i potenziali rischi per l’ambiente e la salute che un trattamento termico comporta e quindi per la necessità di essere assolutamente attenti e rigorosi nel prevedere possibili effetti.

Da parte nostra ne eravamo consapevoli fin da quando accettammo di partecipare al forum “salviamoci la pelle”, iniziato dopo la firma dell’accordo di programma per il risanamento del bacino  del  Fratta-Gorzone  e  in  quell’occasione  abbiamo  già  ampiemente  espresso  le  nostre valutazioni e preoccupazioni.

Come Associazione, ci siamo avvicinati a questa tematica con lo stesso approccio con cui ci siamo occupati della Centrale Termoelettrica e quindi con due riferimenti precisi:

− “Conoscere per capire”; e per questo studiare, approfondire, discutere anche con esperti.

− Informarsi ma anche “Informare i cittadini” perché questi temi devono vedere la piena consapevolezza e partecipazione della comunità locale.

I dati del successo economico del distretto conciario, rappresentati dal fatturato del settore, seppur macchiato dall’inchiesta sull’evasione fiscale e da una selezione tra le imprese che lascia a casa molti lavoratori rischiano sempre di porre in second’ordine e di oscurare il numero delle tonnellate dei fanghi già depositati nelle nove discariche del territorio, a cui se ne aggiungono circa trentamila ogni anno. Sono questi i numeri in cui è racchiusa la sfida per la sostenibilità economica, ambientale, sociale del distretto conciario.

Siamo a conoscenza, come tanti, che per i fanghi si prospetta una soluzione tecnica basata sulla gassificazione con Torcia al Plasma, per ridurne il volume e la tossicità. Può sembrare questa la soluzione ottimale; una sorta di quadratura del cerchio per non conferire più i fanghi in discarica (in realtà anche i residui concentrati, e quindi di minor volume, del gassificatore devono essere conferiti in discariche speciali).

Ma  noi  avanziamo  delle  perplessità  in  base  ai  dati  che  possono  essere  visionati  nei documenti pubblicati sul blog dell’Associazione grazie all’aiuto di tecnici ed esperti, ma anche dalle stesse relazioni e documenti elaborati dalla Commissione Tecnica incaricata dall’ATO (organismo composto dalle amministrazioni locali). Anche partendo da questi dati possiamo affermare che, a nostro  avviso,  la  scelta  tecnica  e  nel  contempo  politica  (il  gassificatore)  che  hanno  preso  le amministrazioni coinvolte nell’accordo di programma, è una soluzione ad alto livello di fallimento.

Alla luce soprattutto di informazioni che mettono in dubbio la capacità tecnologica e la solidità economica della società norvegese detentrice del brevetto: la Enviroarc.*

Per queste ragioni ci sentiamo di dire che queste valutazioni dovrebbero portare come minimo a una pausa di riflessione.
Una  pausa  di  riflessione  utile  per una  attenta  valutazione  tecnica  delle  soluzioni impiantistiche individuate  e per la ricerca di soluzioni alternative a quelle finora studiate: meno impattanti per l’ambiente, più economiche e più sostenibili per la collettività e, perché no, modello di sviluppo da esportare in altri settori. Sempre però tenendo a riferimento anche il ”Principio di precauzione”:  non  aspettare  che  si  dimostrino  concretamente  effetti  dannosi  per  la  salute  ma prevenirli.

Ma una pausa di riflessione anche per un coinvolgimento della popolazione su questo tema ad opera, come doveroso, delle amministrazioni locali.
E’ un suggerimento che ci sentiamo di dare nella speranza che venga accolto. Poi se si perseguisse nella strada intrapresa, ognuno si prenderà le proprie responsabilità.

Distinti saluti
Associazione No alla Centrale

 


* Enviroarc
L’Enviroarc inizia la sua attività nel 1991 dalla società norvegese Based Industrial Kvaerner, che avvia un ambizioso programma di sviluppo: 20 milioni di euro per la commercializzazione del Pyroarc-Vitroarc.

Nel 1999 a seguito di difficoltà finanziarie e ad una concentrazione nei sui settori portanti Kvaerner decide di fermare le attività in questo settore. Un nucleo di persone che esce da Kvaerner, con  un  contratto  di  licenza,  acquista  da  Scanarc (controllata  da  Kvaerner)  il  progetto PyroArc-VitroArc e fonda la Enviroarc Technologies con sede a Oslo Norvegia.

Il primo impianto commerciale della Enviroarc è del 2001 che, chiavi in mano, prevede il trattamento di rifiuti di conceria ad Mye Osteroy Bergen in Norvegia. Per questo impianto e la sua sperimentazione  Scanarc (Scanarc Plasma quota  dell’11%  in  Enviroarc),  usufruisce  di  un contributo pubblico nell’ambito dei progetti  Life per un importo di euro 337,593,04 su un totale sovvenzionabile pari a euro 1.126.316.24. Durata della sperimentazione 1/08/1997- 31/12/1998. Nel sito del ministero dell’ambiente italiano si scrive che i limiti del processo PyroArc sono il calore di combustione e il tenore di carbonio nei rifiuti.

Nel 2003 un’interrogazione al parlamento europeo da parte di un deputato spagnolo pone dei dubbi  sulla  solidità  finanziaria  e  tecnologica  della  EnviroArc che  voleva  acquisire  un’azienda spagnola:

Interrogazione n. 43 dell’on. Josu Ortuondo Larrea (H-0723/03)

Oggetto:  Autorizzazione  della  Commissione  alla  SEPI  per  il  rinnovo  del  contratto  di privatizzazione Babcock Borsig España SA (ex Babcock Wilcox Española SA.

Non sono passati 7 mesi da quando la Sociedad Española de Participaciones Industriales – SEPI ha aggiudicato la privatizzazione della società  Babcock Wilcox Española SA alla società tedesca Babcock Borsig Power AG (autorizzata dalla Commissione in data 3 luglio 2001), che quest’ultima ha dichiarato bancarotta. Secondo quanto affermato dall’amministratore giudiziario, la società tedesca acquirente si trovava già in stato di bancarotta tecnica quando si è aggiudicata le azioni della prima. Oggi la SEPI manifesta la sua intenzione di intercedere presso la Commissione per ottenere  l’autorizzazione  a  rinnovare  il  contratto  di  privatizzazione  a  favore  dei  gruppi  ATB Beteiligungs  GMBH/AEE e  Ultramar  Group  Ltd./   Enviro  a   rc.

Al  riguardo,  vi  sono  relazioni economico-finanziarie che sollevano dubbi sui progetti commerciali e la capacità finanziaria di tali gruppi. Per questa ragione chiedo alla Commissione se ha individuato eventuali azioni fraudolente nella privatizzazione di Babcock Wilcox Española SA e se, invece di autorizzare un rinnovo del contratto di compravendita delle sue azioni a favore di un gruppo di dubbia solvibilità, come in questo caso, non sarebbe opportuno imporre alla  SEPI di rientrare in possesso delle azioni di questa società per riavviare un processo di privatizzazione che garantisca opportunamente la continuità del posto di lavoro ai suoi dipendenti?

Risposta all’interrogazione che spiega solo la questione degli aiuti di Stato, ma non sulla scarsa affidabilità tecnica e finanziaria delle imprese citate nell’interrogazione dell’eurodeputato spagnolo:

Con una decisione adottata nel luglio 2001 la Commissione ha approvato la concessione di aiuti a favore  di  Babcock  Borsig  España per  un  piano  di  ristrutturazione  accompagnato  dalla privatizzazione della società. Nell’ottobre 2001 l’impresa è stata effettivamente venduta al gruppo tedesco  Babcock  Borsig  AG.  Nel  giugno  2002  la  società  tedesca  acquirente  ha  avviato  la procedura di insolvenza ed è iniziato il processo di liquidazione sotto la responsabilità di un curatore indipendente, al quale compete decidere in merito alla vendita di Babcock Borsig España, quale affiliata del gruppo, ad eventuali terzi interessati.

La Commissione non può interferire sulla base dell’applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato nella nuova vendita di  Babcock Borsig España da parte del curatore tedesco.
Le autorità spagnole hanno chiesto alla Commissione l’autorizzazione di continuare a versare l’aiuto  approvato  nel  luglio  2001  e  il  cui  pagamento  era  stato  interrotto  a  seguito  della dichiarazione di fallimento della società madre del gruppo tedesco Babcock Borsig AG.

E’ stato notificato, ed è attualmente in fase di valutazione un piano di ristrutturazione modificato finanziato con un importo di aiuti di Stato limitato rispetto al piano originario analizzato dalla Commissione nel  2001.  La valutazione  sarà  effettuata  sulla  base  dei  criteri  di  compatibilità  stabiliti  negli orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà,  che  includono  una  verifica  della  redditività.  Come  nel  caso  del  piano  originario, Babcock Borsig España sarà la beneficiaria dell’aiuto erogato  con una decisione adottata nel luglio 2001 la Commissione ha approvato la concessione di aiuti a favore di  Babcock Borsig España per  un  piano  di  ristrutturazione  accompagnato  dalla  privatizzazione  della  società.
Nell’ottobre 2001 l’impresa è stata effettivamente venduta al gruppo tedesco Babcock Borsig AG.
Nel giugno 2002 la società tedesca acquirente ha avviato la procedura di insolvenza ed è iniziato il processo di liquidazione sotto la responsabilità di un curatore indipendente, al quale compete decidere in merito alla vendita di Babcock Borsig España, quale affiliata del gruppo, ad eventuali terzi interessati. La Commissione non può interferire sulla base dell’applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato nella nuova vendita di  Babcock Borsig España da parte del curatore tedesco.

L’ammninistratore delegato di Enviroarc: Enrik Tosenth, (in Enviroarc ha o aveva una quota pari al 7,2%); è stato licenziato da Kvaerner per aver causato una perdita del 75% del valore azionario e non essere riuscito a ridurre il debito. In un report finanziario dell’11/11/09 su Scanarc che all’inzio deteneva  una quota dell’11% di  Enviroarc  si legge:  “Scanarc  sta studiando le  opportunità di business per implementare espansioni per il Pyroarc e Arcfume processi. Le decisioni per attuare nuovi  investimenti  non  verranno  prese  prima  che  la  produzione  mirata  e  costi  a  livelli compatibili siano stati raggiunti in impianti esistenti. Un altro impianto  Pyroarc, oltre a quello norvegese, è stato costruito per un valore di 3,8 milioni di euro in Germania per recuperare rottame. Anche in questo impianto vi sono ritardi nel suo avviamento”.

Associazione No alla Centrale
Per uno sviluppo e(ti)co e sostenibile
dell’Ovest Vicentino

associazionenoallacentrale.wordpress.com

Arzignano, 11 luglio 2013

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